mercoledì 31 dicembre 2014

FUT : Ciao ciao Juve, bentornato Toro

    "Non gioco più, me ne vado", cantava la più grande interprete della storia della canzone italiana qualche decennio fa. E' proprio ciò che ha confessato la vecchia signora domenica sera facendosi irretire da una frizzante Lazio in vena di dispetti.
    Così, è subito iniziato il processo dentro e fuori le segrete stanze sabaude teso ad individuare i perchè di una stagione che si annuncia fallimentare per i più severi, di assestamento per i più benevoli.

Divenne in pompa magna reginetta del mercato estivo, la Juve del figliol prodigo Lippi e della ringalluzzita troica Moggi-Giraudo-Bettega. 

Quattro acquisti roboanti e carissimi, un allenatore in vena di rivincite, un ambiente "liberato" dalla presenza dell'inviso Ancelotti (144 punti in due anni!). Tutti i tasselli sembravano al proprio posto, il clima era elettrico, la corazzata usciva dal cantiere potente e spavalda alla conquista dei mari.

Ben presto, però, i più avveduti cominciarono a sentire qualche scricchiolìo e alcune falle vennero alla luce. Il progetto lippiano, fondato sulla potenza, sul fosforo, sulla rabbiosa determinazione, denunciò fin dagli albori i suoi genetici limiti.
La Juve tutta muscoli e poco fascino, tutta bicipiti ma poco cervello, era costretta ad inseguire già dalle prime giornate.

Poi ecco la Champions e le falle diventano voragini. Ma l'orgoglio riemerge e allora via alla rimonta in campionato e al testa a testa con gli avversari, sebbene più dotati.

Infine la resa, dignitosa, orgogliosa, fiera, ma triste e forse inevitabile. Troppo debole il tasso tecnico generale, troppo ingombrante l'ombra di Zizou, troppo impalpabile il contributo di Del Piero, troppi contrattempi provenienti dai guerrieri (le bizze di Davids, il lento ambientamento di Nedved), pesanti e inaspettate le delusioni fornite dai tanto sognati e finalmente conquistati Buffon e Thuram. 

Forse troppo riscaldata la minestra lippiana, un ritorno caricato di esagerate aspettative, ma esempio ulteriore di glorioso passato che non può più diventare presente (ricordate i ritorni del Trap nella stessa Juve? di Sacchi e di Capello al Milan? di Liedholm alla Roma, etc.?).

Non è giusto tuttavia parlare di fallimento Juve, semplicemente perchè non era giusto troppo pretendere. Vogliamo andare controcorrente e osiamo azzardare che la signora ha fatto anche troppo, visti i mezzi a disposizione (non dimentichiamo l'infortunio del salvator della patria Salas).

Chi invece gioisce assai all'ombra della Mole è l'impertinente Toro di Camolese, viso da infante ma attributi da guerriero.

In tanti avrebbero (forse alcuni l'hanno anche fatto) scommesso sul defenestramento pre natalizio dell'esordiente tecnico o, come minimo, sulla retrocessione largamente anticipata dei granata. Tuttavia, il lavoro serio, concreto e paziente (altro che venditori di patacche!) sta facendo raccogliere frutti di pregiata qualità alla società di Cimminelli, tornata dopo parecchi anni nella colonna sinistra della classifica ...

sabato 20 dicembre 2014

Inter Milan - Udinese 3 2

"L'importanza dei tre punti, ovvero non ci interessa il bel gioco"
    Una vittoria sofferta e arrivata faticando moltissimo quella contro l'Udinese per 3 a 2. In settimana i giocatori nerazzurri avevano dichiarato che non avrebbero cercato di esprimere un bel gioco ma che semplicemente si sarebbero messi in tasca i tre punti, ed è esattamente quello che è successo.
    Ora si potrebbe discutere per ore intere se è possibile vincere esprimendo un gioco spumeggiante oppure se questo è solo un utopia. Molti, come ad esempio i Sacchiani o gli Zemaniani, affermano che non solo è possibile ma che anzi è necessario per sentirsi veramente appagati. Ritengo però che la maggior parte dei tifosi sono di "bocca buona" e se la loro squadra vince sono felici e contenti a prescindere dal bel gioco.
    Prendiamo come esempio la Roma. I giallorossi hanno vinto 3 a 1 in Champions League contro il Barcellona dopo una brutta partita e un primo tempo addirittura pessimo. Se siete capaci trovate un tifoso della roma che sia insoddisfatto di questa partita e se lo trovate perfavore portatemelo e fatemelo vedere. Grazie.
  • La verità è che con il calcio di oggi, condito abbondantemente da turni infrasettimanali di coppa, turnover, infortuni, squalifiche, appannamenti fisici e picologici, le squadre sono per forza costrette a cercare di vincere in qualsiasi modo, senza badare troppo alle finezze.
    E poi chi ha detto che una squadra che si difende in massa e poi riparte in contropiede segnando la rete decisiva oppure quella che attacca in massa segnando un paio di gol e poi si rinchiude tutta in difesa, non giochino piu' che bene? Dipende dai gusti dello spettatore. O no???
  • Ora comunque per l'Internazionale inizia il Marzo delle verità. Ritorno di U.e.f.a. contro l'Aek, derby, Juventus, Lecce e Roma. Aspettiamo i risultati di questi match e sapremo certamente quale sarà a grandi linee il finale di stagione nerazzurro.
    Per ora bisogna crederci ed essere assolutamente soddisfatti della squadra, se non per il bel gioco almeno per l'impegno, la grinta e l'unione dei "ragazzi".
    Non bisogna mollare mai !!!

giovedì 11 dicembre 2014

Serie A : Campionato

Il Milan all'inferno
      La scelta di Ancelotti,  caldeggiato da molti già al momento dalla presentazione di Terim (paradossale vero?) da parte della dirigenza milanista, non sta dando i benefici sperati, anzi ha compromesso seriamente il proseguo sia del campionato, che della coppa Italia, ed il gioco è scaduto anche dal punto di vista spettacolare. Naturamente non si può gettare la croce esclusivamente sul tecnico milanista, in quanto non ha partecipato alla costruzione della squadra, anzi, di qualche giocatore ne avrebbe fatto volentieri a meno (state tutti pensando ad Inzaghi vero?) 
       
    • Memore del bel calcio offensivo e spregiudicato messo in mostra dal Galatasaray,anche al cospetto di squadre di notevole spessore tecnico come quelle inglesi, speravo quindi in tutt'altro epilogo per il tecnico Turco Terim; che invece ha mostrato dei limiti caratteriali e di personalità notevoli. Si è, infatti, lasciato condizionare dalla stampa, poco incline ad accettare un Milan con Contra, Serginho, Shevchenko e Inzaghi : si trattava solo di insistere ed avere un pò di pazienza, come ha avuto il Real Madrid con Figo, Raul, Zidane e Morientes, anche dopo i primi risultati negativi. Che Terim avesse poca vita al Milan, inoltre, si era già capito osservando le facce di Galliani e Berlusconi inquadrati al Meazza per una partita casalinga o ascoltando le parole di Emilio Fede, mezzano mezzobusto televisivo, in una apparizione a quelli che il calcio. Se poi pensiamo ad i tanti infortuni che hanno falcidiato chiunque indossasse la maglia rossonera, (per Redondo è stata sufficiente quella di allenamento) e a qualcuno come Rui Costa, che tuttora non è riuscito ad inserirsi completamente, abbiamo il quadro completo della deludente stagione rossonera.
      La Juve ed il pericolo arbitri
        • Dopo un filotto di vittorie ottenute contro le cosiddette "provinciali", anche io come molti ero curioso di verificare i progressi della Juve, anche e, soprattutto contro le squadre di vertice. La partita contro il sorprendente Chievo, quindi è stata l'occasione per accertare, se i cambiamenti tattici (Nedved centrale dietro le punte, Thuram laterale), e il ritorno in campo dei "vecchietti" Conte e Ferrara avrebbero potuto consentire ai bianconeri il definitivo salto di qualità, capace di andare a prendere i battistrada Roma e Inter. Ebbene, la Juve vista a Verona, contro una squadra sempre propositiva e mai doma, ha ricordato per grinta e determinazione quella del primo Lippi e dei Vialli e Ravanelli: la formula di centrocampo con Davids, Conte e Zambrotta e la relativa esclusione del "confusionario" Tacchinardi, è stata senz'altro una delle mosse più azzeccate, con un elogio particolare al vecchio capitano, commovente per come si danna l'anima, e per il piglio di come ancora affonda i tacles. 
        • L'arbitro, invece è stata l'unica nota stonata della partita, l'errata valutazione del rigore (peraltro sbagliato) e l'iniquità nella scelta dei cartellini, sventolati con insistenza ai giocatori del Chievo, paradossalmente potranno essere per la squadra torinese un handicap per il proseguo del campionato: sembra già di vederli i sorrisini e le maliziose allusioni alla classe arbitrale, e allo sporco potere nordista da parte di Capello e c. proprio in prossimità della contesa più importante della stagione. Roma-Juve certamente non aveva bisogno di questo antipasto per rendere elettrizzante e combattuta una sfida già di per se fin troppo sentita.